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Come scegliere un antifurto

08/02/2016


Come scegliere un antifurto

Scegliere un antifurto è il primo passo verso una maggiore sicurezza personale. Che si tratti di una abitazione, di un ufficio o di un esercizio commerciale, le statistiche relative ai furti sono in crescita.  Le persone chiedono maggiore sicurezza e sempre più spesso si appoggiano ai suggerimenti degli installatori per scegliere il miglior impianto di sicurezza per abitazioni ed esercizi commerciali al fine di difendere efficacemente se stessi, i propri cari e i beni materiali. Una corretta valutazione delle differenti tecnologie oggi disponibili, da stabilire in base ai singoli casi, può rivelarsi dunque fondamentale per consigliare al meglio il cliente.

Sicurezza attiva e passiva

Innanzitutto occorre fare una distinzione Sicurezza attiva e passiva: i dispositivi passivi (come i sistemi anti intrusione per tapparelle, le inferriate alle finestre o una porta blindata) sono ottimi deterrenti, ma non sono sufficienti per far desistere un ladro. Elettroutensili a batteria, martinetti idraulici e grimaldelli sono ormai in grado di metterli in seria difficoltà.
Non esiste il miglior allarme per casa, ma utilizzando opportunamente sistemi i sistemi passivi insieme a quelli attivi (come allarmi, telecamere di videosorveglianza, sensori perimetrali ecc.) si può ottenere un elevato grado di sicurezza e di deterrente.
Per i primi un buon indice è quello relativo alla classe di resistenza, tipicamente indicata per le porte blindate ma non solo, segnalata con un valore da 1 a 6 e che fa riferimento ai differenti tipi di attacco ai quali un dispositivo può resistere.

Antifurto per casa con fili o wireless?

In caso di installazione di dispositivi attivi è fondamentale una prima distinzione: sistemi di allarme wireless o cablati? Le differenze possono essere significative, e non solo sul costo di acquisto e installazione.
Indipendentemente dalla tecnologia scelta, infatti, tutti gli impianti anti-intrusione sono composti da tre elementi: la centrale, i rilevatori e i dispositivi di allarme.
I dispositivi cablati garantiscono una maggiore sicurezza poiché tutti i componenti sono alimentati attraverso la rete elettrica e, in caso di mancanza di corrente (taglio dei fili o scollegamento dalla rete) si attiva l’allarme oltre ad avere una gamma più completa di prestazioni e funzioni.
Per contro, i costi di installazione di un impiantocon fili sono generalmente superiori: canaline e opere murarie hanno un impatto significativo e spesso sono giustificati solo in occasione di ristrutturazioni o in presenza di impianti in grado di coesistere nelle canaline adibite al passaggio dei cavi elettrici (ammesso che ci sia spazio per il passaggio di ulteriori cavi).
I sistemi wireless offrono l’innegabile vantaggio di poter essere installati senza particolari interventi nell’abitazione, nell’ufficio o nell’esercizio commerciale, e in molti casi montati da personale non propriamente specializzato del settore; inoltre, le batterie di ciascun sensore possono durare anche anni prima di richiedere la sostituzione. Esistono anche kit pensati per l’installazione di sistemi di allarme senza fili che, con poche centinaia di euro, consentono di coprire un discreto numero di accessi: questi, però, di solito contengono pochi sensori e costringono all’acquisto di ulteriori dispositivi, innalzando di molto i costi. Trattandosi però di dispositivi ai quali affidare la sicurezza della propria abitazione, ufficio o negozio, è buona cosa affidarsi a un professionista in grado di decidere sulla base delle reali necessità di ciascun ambiente, evitando in tal modo che l’allarme si riveli inefficace o che arrechi inutile disturbo ai vicini in caso di falsi allarmi.
Inoltre, occorre tenere presente le potenziali interferenze radio: l’etere viene ormai utilizzata per la trasmissione di dati di ogni genere e, nonostante le diverse frequenze utilizzate, è necessario valutare in anticipo la capacità della centrale di comunicare con ciascun sensore.

La centrale di comando

Il vero cervello dell’intero impianto è la centrale, un dispositivo alimentato dalla rete elettrica e supportato da una batteria in caso di interruzione (casuale o dolosa) dell’erogazione dell’elettricità. Ne esistono di diversi tipi: per impianti cablatiwireless ibridi
Gli impianti di sicurezza ibridi sono in grado di comunicare con i sensori indifferentemente tramite cavi o attraverso la tecnologia wireless.
Le centrali possono essere dotate di un combinatore telefonico gsm capace di mandare messaggi o telefonate registrate a numeri preselezionati (anche al 112 previo formale domanda di allaccio) .

Si differenziano inoltre per il numero di zone (quantità di sensori)che possono gestire. Non è solo una questione legata alle dimensioni di un ambiente da controllare: si pensi ad esempio all’utilizzo del solo allarme perimetrale di notte in una abitazione (escludendo i sensori volumetrici interni, che altrimenti segnalerebbero una intrusione al primo movimento) rispetto all’allarme completo quando ci si assenta.
Ricevere due distinti messaggi di allarme – perimetrale esterno e volumetrico interno – dà la certezza che una intrusione sia effettivamente avvenuta, eliminando il rischio di un falso allarme.
Il controllo della centrale dei moderni impianti antifurto può avvenire direttamente in loco (attraverso un telecomando o una tastiera alfanumerica) o attraverso internet sfruttando dispositivi remoti come smartphone e tablet. 

Questi ultimi consentono di accedere a funzionalità estremamente avanzate, come la gestione delle varie funzionalità e, se integrato con un impianto di videosorveglianza, di osservare direttamente l’ambiente.
Un ulteriore vantaggio derivante dall’impiego delle centrali d’allarme dei moderni impianti antintrusione è la possibilità di aggiungere sensori di altro tipo, come rivelatori di gas o di allagamento (con relativa elettrovalvola di chiusura) in prossimità di lavatrice e lavastoviglie.

 Protezione volumetrica interna e protezione perimetrale esterna

I sensori operano secondo differenti tecnologie e con diverse modalità.  Ai sensori perimetrali è affidato il compito di verificare l’eventuale approssimarsi di un individuo a un varco e di attivare di conseguenza un segnale di allarme; a quelli volumetrici, invece, spetta una attività interna all’ambiente da proteggere. Anche per questo vengono spesso preferiti i primi, poiché intervengono prima che un malintenzionato possa entrare fisicamente in un appartamento o in una attività commerciale. Anche in questo caso, però, una combinazione di entrambe le tecnologie può rivelarsi la soluzione ideale, poiché assicura una maggiore copertura degli ambienti in ogni situazione. I sensori volumetrici sfruttano diverse tecnologie per rilevare eventuali intrusioni: quella a infrarossi (IR) consente di valutare la variazione di temperatura nell’ambiente (come quella generata appunto da un corpo umano); Sensori a microonda (MW) sono sensori che rilevano la variazione di volume (sono a tutti gli effetti dei piccoli radar) e funzionano secondo il principio conosciuto come effetto Doppler. Sono molto più utilizzati in applicazioni di media e alta sicurezza perché necessitano di particolari attenzioni installative legate alla portata del sensore ed alle eventuali interferenze, ma offrono un grado di protezione più alto; i sensori più evoluti affiancano alla tecnologia IR anche quella DT, che consente di effettuare in contemporanea il cosiddetto rilevamento a fasci, riducendo notevolmente l’insorgere di falsi allarmi. L’ultimo step integra anche le microonde, portando a zero gli allarmi ingiustificati. . In tale ottica usiamo solo ed esclusivamente rivelatori che integrano sia la tecnologia antimascheramento attivo che la disabilitazione della microonda a sistema disinserito.Questi tipi di rilelatori sono dotati di microprocessore che tramite complessi algoritmi evita che l'intruso, schermando le radiazioni infrarosse del proprio corpo tramite mezzi diversi, attraversi l'area protetta senza farsi rilevare dalla sezione ad infrarossi dell'unità. In tal caso il rivelatore si commuta automaticamente in funzionamento solo sul canale a microonda per un periodo di tempo predefinito, generando l'allarme intrusione. Analogo comportamento del sensore si ha quando la temperatura dell'ambiente è molto vicina a quella del corpo umano. Anche in questo caso funziona solo la sezione a microonda e l'intrusione viene rilevata correttamente. Il discorso è simile per la protezione perimetrale: anche in questo caso le barriere sono in grado di lavorare sfruttando la tecnologia a infrarossi o quella a microonde che creano dei veri e propri muri virtuali che se oltrepassati generano l’allarme.

 Videocamere di sorveglianza

La gestione di videocamere di sicurezza è una dotazione sempre più apprezzata ma non sostituisce e rimpiazza il sistema antintrusione, anzi necessita di coesistere con esso! Come per i sensori, possono essere collocate all’esterno o all’interno di un perimetro. Nel primo caso lo scopo è intimidatorio (chi sa di essere ripreso difficilmente si avvicina), mentre nel secondo può avere funzione legale (le immagini possono essere utilizzate dalle forze dell’ordine o dalla assicurazione, se prevista).
Si tratta di prodotti differenti tra loro: le prime infatti devono resistere a condizioni meteo avverse, mentre le seconde sono posizionate in ambienti chiusi e senza problematiche connesse (alimentazione, connessione con server locali o remoti per il salvataggio delle riprese ecc.).
E’ bene, indipendentemente dal tipo di videocamera scelta, che sia possibile effettuare l’upload delle riprese – in tempo reale o periodicamente – in un server remoto (cloud) affinché sia possibile recuperarle in caso di necessità. Un ladro, infatti, potrebbe penetrare in un appartamento o in un negozio e, accortosi della presenza di videocamere, potrebbe danneggiarle o asportarle, portando con sé anche le memorie (micro sd) presenti all’interno.
Inoltre, un sistema di videosorveglianza senza fili che preveda il salvataggio in cloud permetterà di accedere alle immagini anche in tempo reale e da remoto: ad esempio, in caso di allarme sarà possibile visualizzare immediatamente ciò che sta avvenendo all’interno del perimetro monitorato e decidere se si tratta di un falso allarme o se è necessario chiamare le forze dell’ordine.

 Dispositivi di allarme

Una volta individuata una eventuale intrusione, la centrale darà il via a una serie di azioni, comunicando all’esterno una situazione critica in base ai dispositivi installati. Oltre al già citato combinatore gsm, che si occuperà di inviare messaggi o chiamate pre-registrate a numeri selezionati dall’utente, ogni impianto di sicurezza prevede l’impiego di almeno un dispositivo di allarme visivo e acustico (sirena con lampeggiante).
E’ buona norma installarne due, una interna ed una esterna,possibilmente ben distanziati tra loro. A questi possono essere affiancati dispositivi di allarme fumogeni: oltre all’allarme acustico, questi emettono una coltre nebbiogena (innocua e che non lascia residui in casa) che rende praticamente impossibile vedere all’interno del locale, scoraggiando ulteriormente il delinquente nel proseguire con il proprio intento.

 


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